Reggio Città di Re Italo, la proposta del Club UNESCO per la Capitale della cultura

Il progetto dell’associazione reggina mira alla conoscenza e al recupero del senso di identità, promuovendo la figura del re che da Reggio Calabria diede il nome all’Italia

Incentivare la conoscenza e per questa via spingere al recupero del senso di identità, attraverso la promozione della mitica figura del re Italo che da Reggio Calabria diede il nome all’Italia intera, più di 3.500 anni fa. È questo in sintesi il progetto che il Club per l’UNESCO Re Italo ha presentato nell’ambito delle proposte per Reggio Capitale della Cultura 2027.

Reggio Capitale della cultura 2027

Un progetto coerente con il tema “Nel cuore del Mediterraneo”, che sintetizza la candidatura della città all’ambito riconoscimento e che si innesca tra le diverse idee di enti e associazioni (compreso Club per l’UNESCO reggino) chiamate a confrontarsi nel corso delle riunioni del tavolo tecnico convocato a palazzo San Giorgio.

Idee e proposte da concretizzare in vista delle imminenti audizioni previste a Roma per fine febbraio e a poche settimane dal “verdetto” finale che decreterà la città vincitrice.

Comunque vada è già un successo, anzi “è già una vittoria” come ha dichiarato lo stesso primo cittadino, Giuseppe Falcomatà, perché la candidatura ha fatto risvegliare quell’orgoglio di appartenenza e il senso di comunità che sono già delle carte vincenti, tirando fuori una vivacità culturale, con proposte tutte valide, che sembrava ormai sopita.

Reggio, la prima Italia

Tra queste proposte si colloca quella del Club reggino che da decenni si propone il fine di diffondere gli ideali UNESCO di pace, difesa dei diritti umani, valorizzazione e studio del patrimonio artistico, culturale e ambientale del territorio.

“Proprio dieci anni fa – spiega il presidente Alberto Gioffrè – abbiamo organizzato una serie di iniziative denominate ‘Reggio, Prima Italia’, per ricordare e valorizzare il ruolo del primo Re mitico della nostra città e della nostra provincia geografica, oltre che dell’intera Calabria meridionale – dalla costa dei Gelsomini sino all’istmo tra Pizzo e Squillace, il quale diede il nome al territorio sul quale regnava”.

Tale nome poi si estese fino al confine settentrionale, rappresentato dall’istmo tra Lamezia e Squillace, e successivamente, dopo l’arrivo dei migranti Greci, fino al Pollino, per estendersi, nella Roma repubblicana all’intero arco appenninico e, in età Augustea, anche alla Padania, fino alle Alpi. Una storia, quella degli Itali e del loro sovrano che è narrata da importanti e antichi studiosi, tra cui Tucidide, Aristotele e Antioco.

“Riteniamo, pertanto – prosegue l’architetto Gioffrè – che eventi collegati al mito di Re Italo possano e debbano rappresentare per la nostra città un rilevante punto di forza”.

Un’idea progettuale concreta

Da qui l’idea progettuale che vuole essere realizzata prima di tutto attraverso concorsi nelle scuole, per la redazione di studi sulla storia di Re Italo e della Prima Italia, ma anche con la realizzazione di opere grafiche, scultoree, pittoriche, musicali, canore, teatrali, fumettistiche e artistiche in genere.

Non solo. Le opere possono essere rappresentate all’aperto e soprattutto si mira a coinvolgere molte altre associazioni culturali, con l’obiettivo della massima diffusione dell’iniziativa. Anche con l’organizzazione di una serie di eventi imperniati sull’incontro tra i residenti della antica città dello Stretto ed i migranti Greci.

Nel progetto, trova spazio, inoltre, una rievocazione storica dell’incontro fra i Greci e gli Itali (in seguito entrambi confluiti negli Italioti), con rappresentazioni teatrali, danze, balli e canti ad hoc, da ripetere annualmente.

La storia come recupero dell’identità

Alberto Gioffrè

“La promozione del territorio e l’amore per quest’ultimo da parte dei propri abitanti dipende in primis dal sentimento di identità della cittadinanza, che genera un senso di orgoglio della propria terra” si legge nel progetto del Club UNESCO e ne è convinto il suo presidente, rammentando che spesso i reggini, purtroppo, non apprezzano la propria città come dovrebbero.

“Ciò avviene per diversi motivi, primo fra tutti proprio il disconoscimento della nostra storia. Perciò ricordare – conclude Gioffrè – che se oggi esiste un’Italia è dovuto all’attuale Calabria meridionale, ovvero all’area reggina, che 3500 anni fa portava questo nome, non può che sollecitare il nostro orgoglio di appartenenza”.

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