L’oro è l’immortalità: il filosofo e poeta Marco Guzzi a Reggio Calabria
Domani, venerdì 4 aprile, all’Odeon l’incontro con il fondatore del movimento Darsi Pace che approfondirà molte interessanti tematiche sulla “nuova umanità”
Un titolo che stuzzica e incuriosisce, come del resto tutti i suoi interventi – tra seminari, conferenze, trasmissioni radiofoniche – seguiti da migliaia di persone sui social: “L’oro è l’immortalità. In cosa crede la nuova umanità?”.
È questo l’evento che vedrà protagonista il filosofo, poeta e fondatore di Darsi Pace, Marco Guzzi, domani, venerdì 4 aprile alle 17:30 al cine teatro Odeon. Ne parliamo con Francesca Cammareri, animatrice territoriale del movimento, sezione di Reggio Calabria.
La poetica e il pensiero di Marco Guzzi
Guzzi non ha certo bisogno di presentazioni. Seguitissimo sul web e nei suoi interventi dal vivo, è docente presso la Ponteficia Salesiana, facoltà di scienze dell’educazione, e all’Istituto teologico Claretianum. Filosofo e poeta, si è formato in Germania, “all’ombra di quello che all’inizio è stato il suo maestro” spiega la Cammareri e ha condotto per tanti anni trasmissioni su Radio Rai, tra cui Dentro la sera, 3131, Lo specchio del cielo. Al suo attivo, un’infinità di pubblicazioni e la direzione della collana “Crocevia” delle Edizioni Paoline. È stato anche insignito da papa Benedetto XVI quale “Membro della Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon”.
Nel 1999, sentendo forte la necessità di una profonda rimeditazione spirituale e soprattutto di una condivisione, di un confronto con coloro che avvertivano le sue stesse esigenze, di comunicare con gli altri in modo diretto, ha fondato il movimento Darsi Pace.
“Ormai sono 26 anni e pian piano, il nucleo che era formato inizialmente da una quarantina di persone è arrivato oggi ad avere più di duemila iscritti, essendo seguito da molti Paesi europei e addirittura con una sezione in Corea” precisa l’animatrice reggina del movimento.
Il movimento Darsi Pace per “la liberazione interiore”
Darsi Pace “nasce come un laboratorio in realtà, dove la gente si incontra con un motto ben preciso che è la liberazione interiore per la trasformazione del mondo. Il professor Guzzi ne è fermamente convinto e tutti coloro che cominciano ad ascoltarlo e a seguirlo, iniziano ad avvertire la stessa esigenza e la condividono in pieno. Si rendono conto che nulla può cambiare intorno a noi, se c’è la pretesa che cambi all’esterno, se non mettiamo in gioco noi stessi, scardinando alcune cose che si sono stratificate addosso ma che molte volte non partono da noi”. “Del resto, la confusione, la separazione interiore fanno il gioco del sistema, aiutano a gestire o a malgestire. Bisognerebbe invece intervenire proprio nella fase educativa – prosegue – come si fa a scuola quando si insegna a scrivere, così sarebbe necessario fare entrare i bambini, sin da piccoli, in contatto con se stessi. In Oriente, ad esempio, è connaturata l’esigenza di staccarsi un attimo per poi calarsi autenticamente in quella che è la realtà del quotidiano. Noi occidentali, invece, partiamo dall’idea, mi passi il termine, che se siamo cazzuti e impariamo ad esserlo non c’è niente per nessuno. Ma non è così”.
Ciò accade, rincara la Cammareri, “perché in realtà nessuno ci aiuta a dare il giusto valore, a metterci in confronto con noi stessi e a capire chi siamo per rapportarci al meglio nel contesto comunitario. Del resto, lo vediamo ogni giorno, siamo armati l’uno contro l’altro, metaforicamente o effettivamente, e con queste condizioni vivremo sempre lo scontro, siamo alla follia”.
Il percorso verso se stessi
Da qui, la nascita dei laboratori del movimento, “pensati proprio con l’idea di incontrarsi, per potersi conoscere e riconoscere in prima persona, mettendoci di fronte a noi stessi, alle nostre fragilità, che se irrisolte, poi diventano spigolosità, infarcite da rabbia, a sua volta, dettata da paure”.
Quello che propone il movimento è un vero e proprio percorso che nasce “dalla percezione chiara del bisogno che si ha di lavorare su se stessi per liberarsi da tutte quelle zavorre che si sono stratificate nel tempo. Un percorso ben strutturato che dura sette anni, che ognuno gestisce, ovviamente, con i propri tempi e ritmi e nella massima libertà”. “Le porte sono girevoli in entrata e in uscita” dice Guzzi e “non c’è nessuna prova da sostenere se non quella di fronte a se stessi, essendo accompagnati, con un sistema che segue lo sviluppo per ogni singolo praticante, dai tutor e da lui che è sempre disponibile”.
Percorso che può essere seguito sia fisicamente che telematicamente e che ha più “livelli”, da quello legato alla sfera psicologica, all’autoconoscimento, allo studio approfondito del Manuale del movimento e di diversi libri, a quello, infine, prettamente spirituale, “da non confondere con il religioso, perché, sebbene il movimento abbia una chiara matrice cristiano-cattolica è aperto a tutti, senza preclusioni di sorta”.
Una definizione per il movimento …
“Io lo definisco lo spazio, inteso come luogo, in cui sono riuscita, a trovare una dimensione umana, in cui vige la libertà e uno spazio di profondità leggera, perché si toccano tematiche molto forti, corpose, sotto tutti i punti di vista, ma lo si fa anche con una certa leggerezza e sempre nel rispetto del momento di ogni singola persona” afferma ancora Francesca Cammareri. Anche un luogo dove stringere nuove amicizie, una nuova comunità, perché “oggi, purtroppo ci sitiamo abituando alla mancanza di relazioni, di autenticità, rimaniamo sempre in superficie, ma questa modalità ci allontana dal senso vero di quello che dovrebbe essere la vita, a tutto tondo, lo rileviamo non solo nei giovani ormai dipendenti dalla tecnologia, ma in tutte le fasce d’età ed è terribile”.
All’interno del mondo Darsi pace, invece, “ho ritrovato questo desiderio comune di intessere delle relazioni autentiche, grazie alle occasioni per conoscere persone, che sono ben disposte a mettere le loro criticità in comune per creare un canale di pace e dei legami profondi”.
Il movimento, infatti, è una realtà territoriale anche a livello regionale e da qualche anno a livello locale, per cui “abbiamo degli incontri di condivisione anche qui in città, oltre che in tutta la Regione”. Una volta l’anno, poi, c’è quello che viene definito “un momento di incontro intensivo”, dove giungono partecipanti da tutta Italia e non solo, “e ci si ritrova per circa 3 giorni a Roma, avendo così la possibilità di consolidare de visu le relazioni che si sono intessute magari online”.
L’evento a Reggio Calabria
In quest’ottica nasce anche l’evento a Reggio Calabria. Da tre anni a questa parte, infatti, il movimento, ha deciso di fare dei passaggi esterni, andando oltre la consueta attività di comunicazione. Guzzi ha ritenuto che “fosse maturo il tempo di predisporre quella che è la Carta della nuova umanità dove vengono sanciti una serie di principi che il movimento si è dato dall’inizio e di farli conoscere all’esterno, lanciando anche una sorta di petizione con tanto di raccolta di firme per capire che risposta potesse esserci da parte di coloro che raggiungevano il movimento anche via internet” ha aggiunto la Cammareri.
Da qui, è iniziato un giro in Italia per presentare questa carta, con incontri dedicati a tematiche specifiche. L’anno scorso poi ci sono stati altri incontri, in altre città, per “festeggiare la nuova umanità” e quest’anno, in concomitanza, con il libro “Gli anni d’oro” che “è un po’ il compendio di questo tempo, Marco Guzzi ha iniziato un terzo percorso, dall’omonimo titolo, portandolo in altre città, e, anche, per la prima volta a Reggio Calabria, trattando come tema specifico, appunto: ‘L’oro è l’immortalità. In cosa crede la nuova umanità?’”.
Perché l’oro è l’immortalità?
“Perché come abbiamo scritto sull’invito all’evento, vogliamo immaginare, invitare la gente a provare a trasformare il piombo dei nostri giorni pesanti e dolorosi nell’oro di una vita rinnovata” precisa l’animatrice del movimento.
Una sorta di “processazione alchemica, che può partire dal valutare il bene che è dentro di noi, sepolto da tutto il piombo che ci viene scaricato addosso, tirando fuori il nostro oro e tornando ad emanare quella luce che fa parte della divinità interiore che umanamente ci appartiene”. Un piombo non solo metaforico, dati i tempi che stiamo vivendo in questo momento storico. “La guerra dentro ci appartiene, però se acquisiamo consapevolezza, cerchiamo di andare oltre, perché c’è l’altra parte di noi che è oro. Andrebbero, in sostanza, ribaltati gli equilibri, senza farsi sopraffare dal ‘nichilismo’ cui oggi sottostiamo. Ma certamente andare contro corrente significa vivere l’isolamento, essere considerato “alieno” e quindi necessita di un moto di coraggio” chiosa la Cammareri.
“Questo è il compito che si è prefisso Darsi pace: testimoniare che c’è la possibilità di qualcosa di diverso, rispetto a quello che vogliono farci credere, soprattutto per i giovani. E da qui nasce l’evento di venerdì e gli altri che stiamo pensando di dislocare un po’ su tutto il territorio calabrese, perché ci rendiamo conto che è sempre più urgente muovere l’animo umano, portare parole nuove e ci auguriamo – conclude – che in qualche modo possano arrivare anche delle piccole gocce”. Gocce che un giorno potranno formare un mare.